Per i negozi dei centri commerciali 15 miliardi di perdite a fine anno

Per i negozi dei centri commerciali 15 miliardi di perdite a fine anno

Appello a Conte e a Speranza di ANCC-Coop, ANCD-Conad, CNCC, Confcommercio, Confimprese e Federdistribuzione: ulteriori restrizioni colpirebbero pesantemente un comparto già messo in ginocchio dalle chiusure forzate degli ultimi mesi.

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7 gennaio 2021

Dopo l’appello lanciato alla vigilia del periodo delle feste, ANCC-Coop, ANCD-Conad, CNCC, Confcommercio, Confimprese e Federdistribuzione hanno inviato una nota al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e al ministro della Salute, Roberto Speranza, per esprimere la forte preoccupazione di tutto il settore del commercio al dettaglio dei cosiddetti beni “non essenziali” per l’impatto delle “zone rosse” e per il rischio di ulteriori provvedimenti restrittivi che colpirebbero nuovamente e pesantemente un comparto già messo in ginocchio dalle chiusure forzate degli ultimi mesi.

Dopo aver sottolineato l’inadeguatezza delle misure di sostegno varate a ristoro delle perdite subite e dei costi sopportati a causa della pandemia, le Associazioni proseguono evidenziando che “le chiusure nei mesi cruciali dello shopping natalizio di novembre e dicembre nelle zone rosse e quelle dei negozi situati nei centri commerciali, parchi commerciali, factory outlet e assimilati in tutti i giorni festivi e pre-festivi di dicembre, su tutto il territorio nazionale, hanno comportato, complessivamente, perdite quantificabili in circa 15 miliardi di euro, considerando tutti i canali distributivi fisici del commercio al dettaglio”. Se prolungate anche a gennaio, queste disposizioni “non permetterebbe agli operatori di beneficiare pienamente del periodo dei saldi invernali, con conseguente ulteriore aggravamento delle già precarie condizioni economiche di moltissimi operatori”.

 

ANCC-Coop, ANCD-Conad, CNCC, Confcommercio, Confimprese e Federdistribuzione ribadiscono poi le ”condizioni di sicurezza in cui, grazie all’adozione di stringenti protocolli, viene svolta l’attività in tutti gli esercizi commerciali, nonché il concorso al contenimento dei fenomeni di affollamento e di pressione sui trasporti pubblici che sarebbe assicurato dalla completa apertura dei centri commerciali, nei quali, dalla fine del primo lockdown il 18 maggio scorso, non si sono verificati casi di focolai”. E concludono chiedendo “un approfondimento delle valutazioni sulle condizioni del settore del commercio al dettaglio, sia in riferimento all’accresciuto danno economico e occupazionale che potrebbe derivare da ulteriori chiusure nel mese di gennaio, sia in riferimento all’effettiva efficacia che tali disposizioni potrebbero avere dal punto di vista sanitario”.

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