Clima di fiducia e aspettative delle famiglie italiane

Clima di fiducia e aspettative delle famiglie italiane

Outlook dei consumi Censis-Confcommercio - Roma, 3 Marzo 2011

Sintesi per la stampa

Riprende leggermente tono negli ultimi mesi la spesa per consumi delle famiglie (nel secondo semestre 2010 il 48,3% delle famiglie ha aumentato leggermente i consumi rispetto al 45,7% del primo semestre 2010); le previsioni di spesa per i primi 4-5 mesi del 2011 indicano un leggero miglioramento del quadro generale ed un ulteriore, contenuto incremento dei consumi (la pensa così oltre un quarto delle famiglie rispetto al 23,8% del semestre precedente); in leggero miglioramento anche il clima di fiducia delle famiglie, determinato dall’aumento degli ottimisti (41,3% a gennaio 2011 contro il 36,1% di giugno 2010), ma il permanere di un saldo negativo tra ottimisti e pessimisti si traduce in una sostanziale accortezza e moderazione nelle spese: infatti, anche se oltre un terzo delle famiglie, negli ultimi mesi, non ha rinunciato a nulla, le restanti - cioè i 2/3 - hanno complessivamente ridotto gli sprechi o effettuato qualche rinuncia; infine, tra i principali nodi strutturali che rappresentano, secondo le famiglie italiane, un freno alla crescita del Paese si confermano, ai primi posti, l’instabilità del clima politico (per il 46,3%) e l’elevata disoccupazione (43,6%); ma a destare una certa preoccupazione ci sono anche le difficoltà per le giovani generazioni (29,7%) e l’eccessivo livello delle tasse (24,5%). Insomma, nonostante emergano alcuni, parziali, segnali positivi sui comportamenti di spesa e sul clima di fiducia delle famiglie, non si registra ancora quella spinta propulsiva necessaria a segnare un’inversione di tendenza vera e propria e a prevalere è un atteggiamento generale di prudenza e moderazione delle spese che configura una fase di ripresa economica ancora debole: questa, in sintesi, la “fotografia” del clima di fiducia e del sentiment delle famiglie scattata dall’Outlook dei consumi Censis-Confcommercio.

L’apparente ripresa di tono dei consumi

La fine del 2010 ed i primi mesi del 2011 registrano un lieve recupero in termini di ottimismo da parte delle famiglie e una leggera ripresa di tono dei consumi. Le variazioni sono tali, tuttavia, da essere quasi impercettibili; soprattutto non è percepibile nessun sostanziale cambio di scenario, nessuna vera spinta propulsiva che porti ad un incremento vero dei consumi, neanche in prospettiva.

Prosegue, insomma, una sorta di danza immobile, attraverso la quale solo apparentemente il clima di fiducia sembra migliorare, ma in realtà appare sovrastante il senso di attesa, per non dire di disorientamento, di larga parte delle famiglie. I comportamenti improntati alla parsimonia risultano maggioritari, ogni spesa viene ponderata e vagliata, quasi si fosse ancora in una situazione di crisi conclamata.

Per il 48,3% delle famiglie intervistate agli inizi del 2011 le spese per consumi risultano, dunque, aumentate. Tale percentuale è in crescita rispetto alle rilevazioni precedenti (nel primo semestre 2010, ad esempio, era il 45,7%; nel secondo semestre 2009 il 40,7%) e potrebbe essere il segnale di una leggera ripresa delle spese. La quota di chi ha dichiarato di avere incrementato le proprie spese negli ultimi 6 mesi, tuttavia, non appare tale da rappresentare una vera forza trainante e sospingere verso l’alto i consumi imprimendo un’inversione di tendenza ad un andamento, da mesi, sostanzialmente piatto.

L’indice della dinamica delle spese ben evidenzia la ripresa di tono registrata negli ultimi mesi (fig. 1). Il punto critico più evidente si è registrato a metà nel secondo semestre del 2009, dopo di che la parabola è tornata ad essere crescente.

Pur nelle difficoltà generali, dunque, gli indicatori oggi a disposizione segnalano un miglioramento dello scenario. Il vero problema tuttavia resta l’ampiezza di tale miglioramento; la crisi ormai lontana e terminata, lascia ancora poco spazio ad una robusta ripresa.

Le previsioni di spesa: crescita possibile, ma la ripresa tarda a manifestarsi

Anche i dati sulle spese previste e programmate per i primi 4-5 mesi del 2011 prefigurano una possibile ripresa di tono, senza però sostanziali cambiamenti.

Rispetto all’ultima rilevazione (giugno 2010), risulta in leggero aumento la percentuale di chi prevede incrementi di spesa per consumi; dal 23,8% si passa al 25,3%. Oggettivamente si tratta di piccole percentuali che sembrano segnalare il prevalere di prudenza e di attesa di segnali incoraggianti (che vengano dallo scenario economico e politico), più che un’ampia crescita dei consumi delle famiglie. Ben il 67% prevede, infatti, di mantenere le spese allo stesso livello del secondo semestre del 2010 (fig. 2).

La situazione di ripresa caratterizzata, tuttavia, da un trend assai debole viene messa chiaramente in evidenza dalle previsioni di acquisto di alcune categorie di beni (fig. 3).

Se da un lato riprende ad aumentare la percentuale di chi ha programmato la ristrutturazione dell’abitazione, l’acquisto di un nuovo elettrodomestico o l’acquisto di nuovi mobili, dall’altro lato molto diffusi sono i rinvii di spesa, e ciò che colpisce è che tali percentuali sono maggiori di quelle relative a chi certamente effettuerà questo tipo di spese.

Segnali deboli ma positivi sul fronte del risparmio

La rilevazione effettuata agli inizi del 2011 segnala un leggero incremento del numero di famiglie (si passa dal 4,7% al 5,1%) che ha dichiarato di avere incrementato il proprio livello di risparmi; parallelamente è consistentemente aumentata la percentuale di chi dichiara di avere mantenuto stabile tale grandezza (54,1% contro il 44,6%). Si tratta di segnali che vanno letti in positivo, dopo un lungo periodo in cui è prevalsa la sensazione di marcata erosione della capacità di risparmio di un vasto numero di famiglie italiane.

E’ altrettanto interessante sottolineare come prevalga l’idea del risparmio per fini cautelativi: il 31% degli intervistati ritiene che la cosa migliore sarebbe investire le somme liquide in immobili e quasi il 30% che esso vada mantenuto liquido sul conto corrente. Scarsa affidabilità ispirano investimenti in titoli o azioni (fig. 4)

Moderazione dei consumi in un quadro generale instabile e confuso

Il clima di fiducia delle famiglie migliora leggermente agli inizi del 2011: la percentuale di ottimisti passa, infatti, dal 36,1% rilevati a giugno 2010, al 41,3% di gennaio 2011 (fig. 5). Parallelamente la percentuale di pessimisti si riduce di oltre tre punti ed anche la quota di incerti si riduce.

Metabolizzata la fase di crisi diffusa, il Paese si predispone alla ripresa. Il miglioramento complessivo del clima di fiducia appare ancora più evidente se si considera l’indice sintetico di sentiment (fig. 6), che passa, infatti, da un valore di 19,5 a 27,7, con un salto considerevole.

L’indice di sentiment è elaborato a partire da 3 domande somministrate alle famiglie intervistate: andamento della spesa per i consumi, previsioni di consumo e  sentiment (ottimismo-pessimismo).

Occorre, infatti, tenere presente che se il numero degli ottimisti riprende a crescere, il saldo tra questi ultimi e coloro che si dichiarano pessimisti nei confronti dell’immediato futuro resta, comunque, negativo.

In sostanza il panorama migliora, esso appare a molti meno grigio rispetto al 2010, ma il senso di smarrimento continua ad essere prevalente.

Così dunque, anche nei consumi la moderazione tende a prevalere, congelando qualsiasi inversione di tendenza. Ben il 40% (fig. 7) degli intervistati ha dichiarato di avere effettuato, negli ultimi mesi, piccole rinunce per razionalizzare il budget familiare ed il 25% ha dichiarato di avere ridotto gli sprechi. Certamente occorre guardare anche a quella quota del 30% che dichiara di non avere rinunciato sostanzialmente a nulla, ma il quadro complessivo resta comunque piuttosto complesso.

D’altra parte molto diffusa è la sensazione che il Paese sia stretto da una serie di nodi strutturali che oggettivamente rendono assai difficile immaginare una ripresa immediata. In particolare, tra i principali problemi segnalati dagli intervistati compare la questione della crescita dei livelli di disoccupazione e quella legata alle scarse opportunità di crescita e di lavoro delle giovani generazioni. Su tutto inoltre pesa considerevolmente il clima politico molto instabile: ben il 46% degli intervistati (la percentuale maggiore) ritiene che uno dei principali problemi del Paese sia la presenza di una classe politica che con difficoltà riesce a definire un’agenda delle priorità di intervento chiara e operativa (fig. 8).

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Nota
L’indagine è stata effettuata su un campione di 1.300 famiglie stratificate per macro-area di residenza, per ampiezza demografica del comune di residenza, per età del capofamiglia e tipologia familiare.
L’indagine è stata effettuata nel corso delle ultime due settimane di gennaio 2011 attraverso la somministrazione di un questionario a risposte chiuse per via telefonica con metodo CATI.

Fonte immagini: Indagine Censis-Confcommercio

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