Intervento del Presidente Sangalli all'Assemblea Fipe "Impresa, bene comune"
Intervento del Presidente Sangalli all'Assemblea Fipe "Impresa, bene comune"
Presidente Amato, Autorità, gentili ospiti, Presidente Stoppani, carissimo Lino, care amiche e cari amici di FIPE e di Confcommercio, buongiorno a tutti voi.
Quest’anno condividiamo un compleanno importante come Confederazione (Confcommercio) e come Federazione (FIPE): festeggiano 80 anni di storia. E la presenza del Presidente della Corte Costituzionale, un protagonista della storia istituzionale del nostro Paese come Giuliano Amato, è davvero il coronamento di queste celebrazioni. Grazie di cuore, caro Presidente.
Il 29 aprile 1945, una manciata di giorni dopo il 25 aprile, dalla libertà d’intraprendere e dalla volontà di ripartire, è nata quella “storia di popolo” chiamata Confcommercio.
E proprio la FIPE è stata tra le Associazioni costituenti di tante Confcommercio in tutta Italia.
Quel 1945, fianco a fianco, è il primo gradino di una storia che abbiamo percorso, passo dopo passo, insieme per otto decenni e che, credo di poterlo dire, oggi vive un momento particolarmente felice.
Ed è così, credo di poter dire, anche per la grande amicizia e la stima che mi lega a Lino, al Presidente Stoppani.
Insieme, celebriamo questi 80 anni non per nostalgia, ma perché la memoria illumina la strada del passato e apre la strada del futuro.
E infatti il titolo che avete scelto per questa Assemblea è un’indicazione forte in tal senso.
Con questo titolo, ci impegniamo a comprendere le nostre fondamenta (la Carta Costituzionale) per riconoscere la missione che ci deve guidare in futuro.
“Impresa, bene comune” è un titolo che alza il livello della riflessione in una direzione che sembra astratta ma è fondamentale nella vita di tutti: l’interesse generale, ovvero il bene comune.
L’impresa concorre al bene comune. E, allo stesso tempo, l’impresa è bene comune.
E l’impresa della ristorazione, se la candidatura Unesco darà i risultati sperati il prossimo 10 dicembre, sarà più che un bene comune. Sarà patrimonio dell’umanità, insieme alla cucina italiana di cui è ambasciatrice.
Oggi, guardate, il Presidente Amato farà una lectio sulla Costituzione e sul rapporto tra impresa e bene comune che sarà certamente di grandissimo interesse.
Da parte mia, consentitemi di fare solo una breve riflessione. L’articolo che dà valore costituzionale all’impresa è, come noto, l’articolo 41 che subito pone un equilibrio tra libertà e responsabilità nell’azione dell’intrapresa economica.
I Costituenti, nel 1946, avevano molto chiaro che la ricostruzione del Paese sarebbe passata anche dal rilancio dell’iniziativa economica. Eppure, avevano altrettanto chiaro che l’impresa è anche il luogo in cui si realizza la funzione sociale dell’economia: crea lavoro, produce benessere diffuso, contribuisce alla crescita civile della comunità.
Anche perché, non lo dimentichiamo, fare impresa è un vero e proprio strumento di cittadinanza attiva.
Il valore dell’impresa non risiede solo nel produrre ricchezza, ma nel trasformare l’economia in un’esperienza di cittadinanza, soprattutto per alcune categorie, come i giovani, le donne, gli stranieri.
La libertà d’impresa è, insomma, parte integrante del progetto democratico.
È questo il senso più alto della libertà economica riconosciuta dalla Carta: non la libertà di pochi, ma la libertà che genera opportunità per molti.
Opportunità, innanzitutto, di lavoro, con la dignità che il lavoro, il buon lavoro, quello dell’articolo 36 della Costituzione implica.
La libertà d’impresa genera “lavoro”, architrave su cui, come recita l’articolo 1 della Costituzione, la nostra Repubblica è fondata.
Ecco perché quando, come Confcommercio (e come FIPE che su questo punto è da tempo molto attenta), facciamo la battaglia per il riconoscimento dei contratti collettivi più rappresentativi, non stiamo certo facendo una battaglia di retroguardia, per difendere interessi particolari o, peggio ancora, il nostro “orticello”.
Quando ci battiamo per far certificare la rappresentanza, stiamo facendo una battaglia per il Paese, per la democrazia del Paese.
In Italia, presso il CNEL, organo di rilievo costituzionale, sono depositati oltre mille contratti collettivi nazionali. Più di dieci di questi contratti derivano dal nostro sistema associativo. E sono tra i più applicati: quello del Terziario è il primo più applicato; quello di FIPE, il terzo.
Ma accanto a questi grandi contratti collettivi, ci sono decine di cosiddetti “contratti pirata”, che non garantiscono né lavoratori, né imprenditori, e agiscono in dumping rispetto a quelli firmati dalle parti sociali più rappresentative.
Come è emerso anche da un recente incontro che abbiamo avuto qui in Confcommercio con la “triplice” sindacale “i contratti pirata abbassano i diritti e abbassano il salario”.
Qui, dentro questo tema, c’è, la tutela di tutto quel vasto sistema di welfare contrattuale - dalla previdenza, alla sanità, alla formazione - che contribuisce alla qualità del lavoro e dell’impresa. E contribuisce al reddito delle famiglie.
Nella difesa dei contratti collettivi maggiormente rappresentativi c’è la risposta più convincente rispetto al salario minimo calato dall’alto.
Siamo molto orgogliosi che il Presidente Sergio Mattarella abbia recentemente ripreso in qualche modo questo nostro impegno a favore del Paese. Così come apprezziamo molto che la Corte di Giustizia dell’Unione Europea abbia riconosciuto il valore della contrattazione collettiva.
Caro Presidente Amato, io credo che questo sia un tema che merita l’attenzione di tutti.
La principale funzione che noi esercitiamo come grandi corpi intermedi è quella di essere rappresentanza di interessi certo particolari ma aggregati, che poi traguardiamo nell’orizzonte dell’interesse generale.
Ecco qui il “bene comune” che torna nel ragionamento. Allora, mi spingo a dire che l’impresa diventa bene comune solo quando si fa carico di applicare i contratti che concorrono a generare il bene comune.
Questa è la nostra missione. Questa è la nostra identità, che si trasforma decennio dopo decennio, rimanendo fedele a se stessa.
Concludo. Se stamattina siete scesi in sala passando di fronte alla FIPE, avrete visto la grande scultura di Carlo Ciussi, simbolo dell’Ottantennale di Confcommercio, che abbiamo replicato in tanti multipli.
Questa scultura - due onde che vanno verso l’alto, parallele, simili ma non uguali - nell’intenzione dell’artista parla di continuità, cambiamento ed equilibrio.
Continuità, cambiamento, equilibrio: tre concetti che ci rappresentano profondamente.
La continuità che ci contraddistingue, come le onde che si infrangono e sempre ritornano, è quella della presenza diffusa, della prossimità e del radicamento territoriale che non sono mai venuti meno in questi 80 anni.
Mai, nemmeno nei momenti più drammatici, come quello della pandemia.
Voi lo sapete bene, FIPE ha dato in questo senso un’incredibile dimostrazione proprio durante la pandemia.
Il secondo passaggio è quello del cambiamento.
Il cambiamento, che le onde - mai uguali - intrepretano, è poi l’altra dimensione fondamentale della nostra esistenza associativa.
Siamo cambiati nell’identità associativa attraversando, ma anche accompagnando, e talvolta anticipando, i cambiamenti della società e dell’economia.
È stato questo il decennio più imprevedibile della nostra storia: dalla pandemia appunto, alla geopolitica, alle guerre, alle rivoluzioni tecnologiche.
Questo cambiamento non ci spaventa, ma ci sfida a fare sempre meglio.
Infine, equilibrio. Quelle due onde che scorrono vicine, autonome ma collegate, raccontano di un equilibrio tra le dimensioni che più ci appartengono.
Un po’ l’equilibrio che c’è tra la FIPE e la Confcommercio, autonome ma collegate, in un equilibrio liquido, come le onde, fatto di continuità e movimento.
Così, teniamo insieme valori ed economia.
Così teniamo insieme libertà d’impresa e responsabilità sociale.
Così teniamo insieme individui e comunità.
Così teniamo insieme tante storie diverse in un’unica storia, quella del più grande corpo intermedio della storia d’Italia, che è la Confcommercio.




























