Rallenta la frenata del credito alle imprese

Rallenta la frenata del credito alle imprese

A maggio 2010 i finanziamenti sono diminuiti dell'1,5 per cento su base annua, in aumento rispetto al -3,1 per cento di gennaio 2010. La contrazione è stata dell'1,1 per cento per le pmi contro circa il -5 per cento delle imprese con almeno 20 addetti.

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4 agosto 2010
L’evolversi della congiuntura, pur facendo sentire i suoi effetti sulla dinamica dei finanziamenti bancari, non ha frenato in

L’evolversi della congiuntura, pur facendo sentire i suoi effetti sulla dinamica dei finanziamenti bancari, non ha frenato in Italia la capacità delle banche di destinare livelli sempre adeguati di impieghi alle imprese - soprattutto alle pmi - per affrontare la crisi. E’ quanto afferma il Report di luglio 2010 dell’Osservatorio permanente sui rapporti banche-imprese (costituito da Abi con altre 14 associazioni imprenditoriali e di categoria).

Nel dettaglio, dall’Osservatorio emerge che a maggio 2010 l’andamento su base annua dei finanziamenti alle imprese è risultato pari a -1,5%, in aumento rispetto al

-3,1% di gennaio 2010. Alla stessa data, la variazione tendenziale dei finanziamenti alle famiglie produttrici in Italia (imprese individuali) è stata pari a circa +1,5% (+1,9% a gennaio 2010; +1,1% a maggio 2009). I finanziamenti alle imprese piccole hanno segnato una flessione più contenuta rispetto alle imprese medio-grandi. A fine aprile 2010 la contrazione di tali finanziamenti è stata dell’1,1% per le imprese piccole (fino a 20 addetti), contro circa il -5% delle altre imprese (con almeno 20 addetti). I finanziamenti fino a 12,5 milioni di euro (riferiti ad imprese con fatturato fino a 50 milioni di euro) hanno segnato a marzo 2010 - ultimo dato al momento disponibile - una variazione negativa prossima all’1,5%. In sostanza, il credito bancario si è concentrato soprattutto verso le pmi e, in particolare, oltre il 50% del totale dei prestiti alle imprese è stato destinato alle piccole e medie imprese fino a 50 milioni di fatturato. Tale quota raggiunge quasi i due terzi se si includono anche le imprese con fatturato fino a 250 milioni.

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