Oltre 5mila balneari a Roma per difendere aziende e lavoro

Oltre 5mila balneari a Roma per difendere aziende e lavoro

A Piazza Santi Apostoli la manifestazione di Sib e Fiba. Non escluse ulteriori, forti forme di protesta a partire dal 2 giugno. Capacchione: “chiediamo l’immediata emanazione di una legge che metta in sicurezza la balneazione attrezzata italiana e superi il caos amministrativo”.

DateFormat

11 aprile 2024

"Non manifestiamo contro il governo, ma sollecitiamo le istituzioni nazionali a legiferare con urgenza. È assolutamente necessario e improrogabile superare il caos amministrativo per mettere in sicurezza un importante settore economico del Paese, composto, prevalentemente, da piccole e medie imprese a conduzione familiare che il mondo ci invidia”. Sono le parole che Antonio Capacchione, presidente del Sindacato italiano balneari aderente a Fipe/Confcommercio, ha pronunciato davanti ai 5mila imprenditori che hanno riempito Piazza Santi Apostoli a Roma, convocati dallo stesso Sib e da Fipe/Confesercenti quando mancano  meno di nove mesi alla “deadline” del 31 dicembre prossimo per la scadenza delle concessioni demaniali marittime. In assenza di nuovi provvedimenti, i Comuni stanno organizzando bandi per la riassegnazione delle spiagge, uno diverso dall’altro, nel mentre il Governo ha stabilito che solo il 33% dei nostri litorali è occupato da concessioni. Il problema nasce dall’errata e confusa applicazione della Direttiva Bolkestein, che impone la messa a gara delle concessioni demaniali marittime alla scadenza. Si tratta di una questione annosa, mai affrontata da tutti i Governi che si sono susseguiti negli ultimi quindici anni, che secondo i balneari hanno preferito non risolvere il problema concedendo varie proroghe, poi regolarmente annullate dalla giurisprudenza amministrativa italiana. Manca quindi una legge nazionale per un corretto recepimento della Direttiva Bolkestein che superi quella emanata dal Governo Draghi, tra l'altro inapplicabile vista la mancata emanazione dei decreti attuativi.

“Se non avremo certezze in tempi brevi siamo pronti a mettere in campo ulteriori forme di protesta eclatanti a partire dal prossimo 2 giugno, Festa della Repubblica. Vogliamo difendere a tutti i costi – ha aggiunto Capacchione - il diritto al lavoro sancito dalla nostra Costituzione. Il comparto è fermo, con gravi danni all’indotto: in questa situazione è da pazzi pensare di programmare investimenti per migliorare l’offerta dei servizi di spiaggia. Ne risulterà danneggiato l’intero settore turistico proprio in un momento in cui il nostro Paese sta risalendo le posizioni in ambito internazionale e l’offerta balneare potrebbe fare la differenza per tornare ai vertici del settore”.

 “Siamo stati costretti ad indire questa manifestazione - ha detto ancora  Capacchione - per la mancata emanazione da parte dello Stato di un atto normativo chiarificatore. Ma, attenzione: non sono coinvolte solo le imprese balneari, ma anche ristoranti, chioschi, campeggi, spiagge, insomma tutte quelle strutture che insistono sul demanio sia marittimo che lacuale o fluviale. Esiste poi il forte e concreto rischio di inevitabili contenziosi che gli imprenditori sarebbero costretti ad intraprendere presso le Autorità giudiziarie competenti, ingolfando, di fatto, i tribunali italiani”.

La situazione è gravissima: è in gioco il futuro di centinaia di migliaia di famiglie, di onesti lavoratori che con passione, competenza e professionalità portano avanti da oltre due secoli una tradizione che ogni anno attira sui nostri litorali milioni di turisti. Definiti ‘le sentinelle del mare’, gli imprenditori balneari, grazie anche all’esperienza e al rispetto dell’ambiente con cui lavorano, sono il ‘fiore all’occhiello’ della nostra offerta turistica. Vorrebbero continuare ad esserlo, chiedono troppo?”, ha concluso il presidente del Sib.

Banner grande colonna destra interna

Aggregatore Risorse

ScriptAnalytics

Cerca