Maxi-emendamento da un miliardo: il governo "riscrive" la manovra

Maxi-emendamento da un miliardo: il governo "riscrive" la manovra

Presentato un intervento correttivo di ampia portata. Interventi su affitti brevi, dividendi e settore finanziario. Il presidente del Senato La Russa: "Via libera di Palazzo Madama prima del 21 dicembre".   

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12 dicembre 2025

A venti giorni dalla scadenza costituzionale per l’approvazione della legge di bilancio, l’esecutivo presenta un intervento correttivo di ampia portata che, di fatto, riformula la manovra varata tre mesi fa in Consiglio dei ministri. Il pacchetto, una riorganizzazione organica delle principali modifiche concordate nella maggioranza, vale complessivamente circa un miliardo di euro secondo quanto riferito alle opposizioni, che ora chiedono più tempo per l’esame in commissione. La documentazione con le modifiche è arrivata in serata alla commissione Bilancio del Senato, riunita per l’ufficio di presidenza. I fascicoli hanno già la struttura del maxi-emendamento destinato all’Aula: una riformulazione degli emendamenti che recepisce il compromesso politico sulle misure più controverse. I proponenti dovranno ora esprimersi sull’accoglimento delle modifiche; la commissione tornerà a riunirsi domani, mentre domenica sono previsti incontri bilaterali. L’avvio del voto, secondo più fonti parlamentari, difficilmente potrà avvenire prima di lunedì. Sul fronte degli affitti brevi, il governo fa marcia indietro: viene cancellato l’aumento della cedolare secca e ripristinato il regime attuale, con aliquota al 21% sulla prima unità e al 26% dalla seconda. La novità è l’abbassamento da tre a due del numero di immobili oltre il quale scatta l’attività imprenditoriale.

Viene ricalibrata anche la stretta sui dividendi: il nuovo perimetro riguarda le partecipazioni inferiori al 5% o fino a 500.000 euro di valore. L’effetto sul gettito è significativo: da un’ipotesi iniziale di circa un miliardo a regime si scende a 33 milioni. Per garantire la copertura finanziaria restano però necessari interventi compensativi, in particolare nel settore bancario. Le modifiche riducono la deducibilità delle perdite pregresse (dal 43% al 35% nel 2026, dal 54% al 42% nel 2027), generando risorse per circa 600 milioni in due anni. Nel comparto assicurativo sale al 12,5% dal 2026 l’aliquota sull’Rc auto relativa agli infortuni del conducente, con un gettito stimato in oltre 100 milioni annui. Dal 2026 raddoppierà inoltre la Tobin tax sulle transazioni finanziarie, portata allo 0,4%. Arriva anche la cosiddetta “tassa sui pacchi”: un contributo da 2 euro per ogni spedizione proveniente da Paesi extra-Ue con valore dichiarato fino a 150 euro, che secondo le stime genererà 112 milioni il primo anno e 245 milioni dal 2027. Una delle poche misure espansive riguarda il settore cinematografico: il taglio al Fondo per il cinema viene ridotto da 150 a 90 milioni. A precedere il maxi-intervento era arrivato un pacchetto più ristretto, una decina di emendamenti di entità marginale – dai 6 milioni destinati a 2.500 famiglie della città di Napoli alle nomine nell’Autorità garante per i diritti dell’infanzia. Ma l’atmosfera politica resta tesa. L’opposizione critica duramente la gestione del dossier. Il Partito democratico denuncia come la commissione sia rimasta “bloccata per un mese” e parla di un testo “riscritto a causa delle fratture interne alla maggioranza”. Il Movimento 5 Stelle parla di un iter “confuso”, mentre l’Alleanza Verdi e Sinistra annuncia la partecipazione alla mobilitazione della Cgil contro la manovra. Nonostante le tensioni e il rischio di uno slittamento, i vertici istituzionali continuano a mostrarsi fiduciosi. Il presidente del Senato Ignazio La Russa, pur riconoscendo un “ritardo nei lavori”, prevede il via libera di Palazzo Madama “prima del 21 dicembre. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, conferma l’obiettivo dell’approvazione definitiva “entro Natale”.

Nel frattempo è in arrivo anche il tradizionale decreto Milleproroghe, approvato in Consiglio dei ministri, che prevede tra l’altro proroghe sullo scudo penale per i medici, incentivi per giovani e donne e il congelamento degli aumenti delle sanzioni amministrative.

Federalberghi: "Norma su locazioni brevi va nella direzione giusta"

"Va nella direzione giusta la decisione di ridurre a due case affittate quelle oltre le quali l’attività si presume svolta in maniera imprenditoriale". Questo il commento a caldo della Federalberghi, in relazione all’ipotesi di modifica della norma contenuta in manovra in tema di locazioni brevi. "Stesso mercato, stesse regole - prosegue la nota della Federalberghi - Questo è il mantra che non ci stancheremo mai di ripetere: nel mercato c’è posto per tutti coloro che vogliono competere lealmente. Convince meno il passo indietro sull’aliquota applicabile sulla prima casa. A nostro avviso, sarebbe giusto che chi affitta case facendo pagare centinaia di euro per notte paghi almeno il 23%, l’aliquota applicata a chi prende una pensione minima da 616 euro al mese". "Per non parlare del fatto - conclude la federazione degli albergatori - che la cedolare secca è un regime opzionale: se un contribuente ritiene che il 26% sia una misura eccessiva, ha facoltà di esercitare l’opzione inversa e pagare le tasse come i comuni mortali".

 

Compensazione crediti d’imposta, Confcommercio: “bene l’intenzione del Governo di eliminare la limitazione”

È positiva l’intenzione del Governo di “cancellare o almeno modificare la norma della manovra di bilancio che limita per i contribuenti la possibilità di compensare i crediti d’imposta. Solo così si potrebbero garantire l’efficacia delle politiche aziendali e tutelare gli investimenti già programmati dalle imprese”. Così Confcommercio, che “comprende il fatto che si vogliano rafforzare i controlli sulle compensazioni e contrastare utilizzi scorretti”, ma allo stesso tempo definisce la misura inserita nel testo attualmente in discussione al Senato ”sproporzionata e penalizzante per i contribuenti ‘virtuosi’”.

“Il divieto di utilizzare in compensazione i  crediti di imposta per il pagamento dei debiti contributivi e assicurativi verso Inps e Inail incide – sottolinea la Confederazione - anche su crediti già maturati e su investimenti già realizzati”. In tal modo, “vengono modificate le condizioni che esistevano quando il contribuente aveva deciso di sfruttare questa possibilità”. È un intervento, insomma, che “danneggia le imprese che avevano programmato i propri investimenti sulla base delle norme allora in vigore”.

Confcommercio: “bene l’impianto, ma servono risorse e misure più adeguate per sostenere la crescita”

“Una manovra, del valore complessivo di 18,8 miliardi di euro che, pur concentrandosi su famiglie e imprese, presenta effetti espansivi limitati. Il quadro macroeconomico, seppur positivo – con inflazione in calo, occupazione ai massimi storici e redditi reali in crescita – è frenato da consumi deboli e bassa fiducia di cittadini e imprese. Occorrono, quindi più risorse e misure più adeguate per sostenere competitività e crescita”: così Donatella Prampolini, vicepresidente di Confcommercio con incarico alle politiche fiscali e di bilancio, in audizione sulla manovra in Commissione Bilancio del Senato.

La rappresentante di Confcommercio ha espresso forte preoccupazione per la detassazione dei rinnovi contrattuali limitata al biennio 2025–2026, una misura che esclude oltre cinque milioni di lavoratori del terziario e dei servizi, chiedendo con forza di collegare il beneficio alla data di erogazione dell’aumento retributivo e non a quella di firma del contratto, per evitare discriminazioni tra comparti e garantire un’applicazione equa della norma. Fondamentale, inoltre, inserire il riferimento ai contratti collettivi comparativamente più rappresentativi, come previsto dalla normativa vigente, per tutelare i lavoratori e contrastare la proliferazione di contratti “pirata”. Oltre a questo intervento prioritario, Confcommercio sollecita:

  • sgravi fiscali e credito agevolato per le imprese giovanili;
  • riconoscimento della contribuzione figurativa per l’Iscro dei professionisti autonomi;
  • proroga dello sgravio Inps per artigiani e commercianti;
  • rafforzamento della previdenza complementare e dei fondi sanitari contrattuali

Sulla riforma fiscale, Confcommercio giudica positivo il taglio della seconda aliquota Irpef dal 35% al 33% per i redditi fino a 50mila euro, ma chiede di estendere la misura fino a 60mila euro. Occorre inoltre:

  • rendere strutturale l’Ires premiale e superare l’Irap;
  • prevedere l’esenzione dall’imposta del 21,25% sulle polizze anti-catastrofali per le imprese;
  • innalzare il limite dei ricavi per il credito d’imposta sulle commissioni Pos;
  • superare il payback sui dispositivi medici con un tetto di spesa realistico e rateizzazione degli oneri.

Positive le misure su premi di produttività, buoni pasto, pace fiscale e rinvio di plastic e sugar tax, ma preoccupano la stretta sui crediti d’imposta e la riduzione dei fondi ai Caf.

Sul versante di investimenti e Pnrr Confcommercio sottolinea l’urgenza di:

  • rilanciare la crescita attraverso la piena attuazione del Pnrr e più investimenti infrastrutturali (logistica, porti, Ponte sullo Stretto);
  • ricostituzione del Fondo per l’autotrasporto e incentivi per il rinnovo delle flotte;
  • rafforzamento del turismo con il coinvolgimento delle associazioni rappresentative e revisione della “bancomatizzazione” dell’imposta di soggiorno;
  • rifinanziamento del Fondo Impresa Femminile;
  • revisione della Transizione 5.0 a misura di pmi e terziario;
  • mantenimento del Fondo per il Cinema e l’Audiovisivo.

In materia di credito Confcommercio propone una riforma del Fondo di Garanzia per le pmi, legando l’intervento pubblico alla rischiosità effettiva dell’impresa, per sostenere l’accesso ai finanziamenti in una fase di forte contrazione del credito. Sul tema energia, la Confederazione evidenzia che, pur in attenuazione della crisi, i prezzi italiani restano superiori a quelli di Francia e Spagna chiedendo pertanto di:

  • disaccoppiare i prezzi di elettricità e gas;
  • rinnovare la sterilizzazione degli oneri di sistema;
  • stabilizzare i bonus per riqualificazione ed efficienza energetica.

Infine, Confcommercio accoglie positivamente l’impostazione pluriennale del finanziamento della Zes Unica, che rappresenta un’occasione strategica per la coesione territoriale, la crescita e l’attrazione di investimenti, ma necessita di risorse adeguate e di procedure semplificate per garantire piena operatività e accesso agevolato alle imprese. Confcommercio chiede inoltre che venga rivista la stretta sulla compensazione dei crediti d’imposta, prevedendo l’esclusione degli investimenti Zes dal divieto di compensazione, una misura che, se confermata, penalizzerebbe gravemente la competitività dei territori del Mezzogiorno e le imprese impegnate nei programmi di sviluppo locale.

Via libera alla manovra: il governo punta su fisco e famiglia

Il Consiglio dei ministri ha approvato il 17 ottobre scorso la quarta legge di bilancio del governo Meloni (guarda la conferenza stampa), che si concentra su taglio del cuneo fiscale, misure per famiglie e imprese, sanità e correttivi al sistema pensionistico. Una manovra “selettiva” da 18 miliardi di euro, finanziata per oltre metà (10 miliardi) da tagli alla spesa pubblica e per la restante parte (8 miliardi) da nuove entrate. Il provvedimento conferma la tassazione agevolata al 15% su straordinari e festivi, applicabile nel 2026 fino a un massimo di 1.500 euro l’anno per i lavoratori dipendenti del settore privato con reddito fino a 40 mila euro. Prevista inoltre un’aliquota ridotta al 5% per gli aumenti salariali derivanti dai rinnovi contrattuali sottoscritti nel 2025 e 2026, per redditi fino a 28 mila euro. Sul fronte Irpef, arriva il taglio dell’aliquota per il ceto medio: la seconda fascia scende dal 35% al 33%. Per i contribuenti con redditi superiori a 200 mila euro, la detrazione si riduce di 440 euro.

Fisco: taglio dell’Irpef e flat tax sui rinnovi contrattuali

La misura principale della manovra è il taglio dell’aliquota Irpef dal 35% al 33% per i redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro. Una misura che vale quasi 9 miliardi nel triennio e che secondo la premier Meloni “interviene sul ceto medio”, con un beneficio massimo di circa 440 euro annui. Tuttavia, il vantaggio si riduce per chi ha redditi più alti, ed è azzerato sopra i 200.000 euro. Nel settore privato debutta una “flat tax” al 5% sugli aumenti contrattuali, destinata a lavoratori con redditi fino a 28.000 euro. La misura riguarda i contratti che verranno firmati entro il 2028. Stanziati 2 miliardi nel 2026, in calo a 717 milioni nel 2027 e 245 milioni nel 2028. Per i dipendenti pubblici arriva uno sconto fiscale sul salario accessorio, mentre si valuta la possibilità di coprire il “buco” dell’Assegno di inclusione, che dopo 18 mesi prevede una sospensione temporanea del beneficio (costo stimato: circa 500 milioni l’anno).

Pensioni: stop selettivo all’aumento dell’età e mini-aumento delle minime

Confermata la sterilizzazione parziale dello “scalino” che dal 2027 avrebbe alzato i requisiti anagrafici per la pensione. Lo stop sarà valido solo per i lavoratori impegnati in mansioni gravose e usuranti, escludendo invece quelli “precoci”. L’intervento riguarda una platea molto ristretta e vale 3,6 miliardi nel triennio, ma solo 465 milioni nel 2026: segnale che misure come Ape sociale, Quota 103 e Opzione donna potrebbero essere prorogate.
Per le pensioni minime, previsto un aumento mensile di 20 euro, mentre le pensioni sociali per gli over 70 cresceranno tra 1,8 e 8 euro.

Cartelle fiscali: arriva la “rottamazione quater quinquies”

Il governo vara una nuova rottamazione delle cartelle esattoriali, la quinta, con un piano di pagamento fino a 54 rate bimestrali (9 anni), destinata ai contribuenti che hanno presentato la dichiarazione dei redditi ma non versato le imposte. Non ci sarà una maxi-rata iniziale. Il ministro Giorgetti precisa: “Non è un condono, ma una sanatoria per chi ha dichiarato. Le regole saranno più rigide per chi non rispetta i piani di pagamento”.

Sanità: 2,4 miliardi in più nel 2026

Il governo stanzia 2,4 miliardi aggiuntivi per il Fondo sanitario nazionale nel 2026, portandolo oltre la soglia prevista di 140,6 miliardi. La premier Meloni rivendica il risultato: “Da 126 miliardi siamo saliti a 136, e supereremo i 140. Se continuiamo così, a fine legislatura le risorse aggiuntive saranno circa 30 miliardi”.

Famiglia e sociale: bonus mamme, nuova Isee, caregiver

Il pacchetto sociale vale 4 miliardi in tre anni, di cui 1,6 miliardi nel 2026. Confermata la social card “Dedicata a te” per le famiglie in difficoltà, prorogata per altri due anni. Novità in arrivo per il calcolo dell’Isee, che escluderà in parte la prima casa e introdurrà correttivi per i nuclei con due o più figli.
Previsto un potenziamento del bonus mamme lavoratrici con due figli e reddito inferiore a 40.000 euro, che salirà da 40 a 60 euro al mese. Stanziate risorse anche per l’avvio della riforma dei caregiver familiari. Possibile un aumento delle detrazioni fiscali per il primo figlio.

Casa, imprese e contenziosi Ue

Confermati per il 2026 i bonus ristrutturazioni: detrazione al 50% per la prima casa, 36% per la seconda. Resta anche il bonus mobili. Alle imprese vanno 7,4 miliardi nel triennio, con 3 miliardi già nel 2026. Ritorna Industria 4.0 con super e iper ammortamento, rifinanziata la Legge Sabatini, confermati i crediti d’imposta nelle Zes (Zone economiche speciali). Eliminata l’ipotesi di un’Ires premiale. Nasce un “fondo sentenze” da 2,1 miliardi per il 2026, destinato a coprire l’impatto di possibili condanne dell’Italia da parte della Corte di Giustizia Ue, incluso il contenzioso con Tim.

Altri interventi: sicurezza, enti locali e investimenti pubblici

Previsti 3,8 miliardi per la sicurezza e altri 3,8 miliardi per gli enti territoriali nel triennio. Agli investimenti pubblici sono destinati 5 miliardi, ma concentrati nel biennio 2027-2028.


Confcommercio: "Bene interventi su redditi e famiglie ma servono correttivi per spingere consumi e crescita"

Commentando la Legge di bilancio approvata dal Consiglio dei Ministri, Confcommercio ha approvato "il rispetto dell’equilibrio dei conti pubblici e alcune scelte che iniziano il percorso di riduzione delle tasse a sostegno del potere d’acquisto delle famiglie e di riduzione del costo lavoro. Apprezzabili la riduzione della seconda aliquota IRPEF, l’alleggerimento del prelievo fiscale sugli aumenti contrattuali, sebbene limitato ai redditi fino a 28mila euro, il ridisegno dell’Isee familiare, la superdeduzione del costo del lavoro per i neoassunti e le misure di ‘pace fiscale’ con ampia e generalizzata rateizzazione delle cartelle iscritte a ruolo". Secondo Confcommercio"resta, tuttavia, l’esigenza di adottare alcuni correttivi alla manovra per dare una spinta maggiore ai consumi e alla crescita, tra cui: estensione del taglio Irpef allo scaglione di reddito fino a 60mila euro, graduale detassazione delle tredicesime, prosecuzione dell’abolizione dell’IRAP". 

Prampolini: “Intervenire sul fisco resta imprescindibile per lo sviluppo e la crescita del Paese”

“Il quadro di crescita delineato nel Documento programmatico di finanza pubblica resta improntato alla cautela, con un incremento tendenziale del Pil pari allo 0,5% nel 2025 e allo 0,7% nel 2026 e previsioni prudenziali anche per il biennio successivo. Pur in presenza di un’inflazione stabile e di un’occupazione in aumento, la fiducia delle famiglie resta fragile condizionando la dinamica dei consumi”: così Donatella Prampolini, vicepresidente di Confcommercio con incarico sulle Politiche fiscali e di bilancio, in occasione dell’incontro del 13 ottobre scorso tra il Governo e le organizzazioni imprenditoriali sulla manovra di bilancio per il 2026.

“La manovra - ha sottolineato Prampolini - si intreccia, inevitabilmente, con la Legge Delega al Governo per la riforma fiscale che resta imprescindibile per lo sviluppo e la crescita del Paese. In particolare, è urgente ridurre la seconda aliquota Irpef dal 35% al 33%, innalzare il corrispondente scaglione di reddito da 50.000 euro a 60.000 euro, e valutare interventi di alleggerimento del prelievo fiscale sugli aumenti contrattuali e sulle tredicesime. Confcommercio propone di rendere strutturale la ‘Ires premiale’ per le società che investono in innovazione e creano nuova occupazione e di avanzare nel processo di abolizione dell’Irap a cui sono ancora sottoposte le società di persone e quelle di capitali. In tema di riscossione, servono adeguate soluzioni per smaltire l’ingente magazzino dei carichi fiscali affidati all’agente della riscossione, prevedendo una rateizzazione ampia e generalizzata delle cartelle. Infine, andrebbero introdotte misure fiscali a sostegno della spesa culturale delle famiglie, come strumento per  sostenere la domanda di cultura e una visione moderna di welfare”.

“Chiediamo di rafforzare – ha proseguito la vicepresidente di Confcommercio - le misure a supporto delle imprese e dei territori, con il completamento del Pnrr e la valorizzazione delle infrastrutture strategiche che devono andare di pari passo con il rafforzamento della Zes Unica, dotata di risorse adeguate, coerenti con l'inclusione di Umbria e Marche nel proprio perimetro. Riguardo ai servizi di trasporto, poi, andrebbe ricostituita la piena dotazione del Fondo strutturale per l’autotrasporto e andrebbero introdotte misure per favorire il rinnovo delle flotte dei veicoli e delle navi. Occorrerebbe, inoltre, investire nel turismo. Sul fronte del credito e delle garanzie evidenziamo il drastico calo dei prestiti alle imprese negli ultimi quindici anni e chiediamo interventi strutturali per riavvicinare banche e imprenditori, come la riforma dei confidi, che ne ampli il perimetro d'azione, e la revisione del Fondo di Garanzia per le pmi, per ristabilire un legame diretto tra garanzia pubblica e rischiosità dell’impresa, favorendo l’accesso al credito anche per le aziende meritevoli ma oggi penalizzate”.

“Anche sul piano energetico, sebbene l’emergenza si sia attenuata, i prezzi al consumo restano molto più alti di altri Paesi, come Francia e Spagna. Confcommercio sollecita il disaccoppiamento tra prezzo del gas ed elettricità, il rinnovo della sterilizzazione degli oneri di sistema per l’energia elettrica e l’estensione dell’ambito applicativo, utilizzando anche i proventi delle aste Co₂. Sul versante del lavoro – ha concluso Prampolini - pur in presenza di una crescita occupazionale, trainata dagli over 50, restano difficoltà per giovani e donne, ci sono troppi inattivi e troppi Neet, il cuneo fiscale sul costo del lavoro è oggi al 47,1% contro il 34,9% della media Ocse e la produttività ristagna. La contrattazione collettiva funziona bene ma quella di qualità è insediata dal dumping contrattuale. Occorre rafforzare l’istruzione professionale e la formazione continua e sostenere la previdenza complementare e i fondi sanitari integrativi, strumenti essenziali per un welfare sostenibile. Sarebbe necessario altresì riformare il meccanismo del Fis che non garantisce ammortizzatori alle numerose pmi del terziario, ma drena risorse ingenti che potrebbero essere reindirizzate verso politiche attive”.

Anapa: “no all’aumento della tassazione sulle polizze infortuni con conducente, misura ingiusta e da ritirare immediatamente”

 

Anapa Rete ImpresAgenzia si dice nettamente contraria all’emendamento alla manovra di bilancio che prevede l’aumento della tassazione sulle polizze “infortuni con conducente” dal 2,50% al 12,50%, accompagnato dal recupero degli arretrati dell’imposta non versata. Una misura di questo tipo determinerebbe, secondo l'Associazione, "un incremento automatico e ingiustificato dei premi interamente a carico dei cittadini, senza alcun miglioramento delle coperture, senza alcun beneficio sociale e con effetti potenzialmente devastanti sulla diffusione delle tutele assicurative".

“Le polizze infortuni rappresentano una protezione fondamentale per le aziende e le famiglie italiane. Aumentarne la tassazione significa colpire direttamente imprese e cittadini e indebolire ulteriormente la cultura della prevenzione. Questa misura non ha alcuna ragionevolezza tecnica né sociale: danneggia esclusivamente i clienti, che sono il patrimonio più prezioso di noi agenti e dell’intero sistema assicurativo. Per questo Anapa chiede con forza che l’emendamento venga immediatamente ritirato”, afferma il presidente Vincenzo Cirasola.

È per questo che l’Associazione ha trasmesso ai Ministeri competenti una lettera con la quale chiede la cancellazione dell’emendamento, evidenziando come sia in contrasto con l’obiettivo – più volte richiamato dalle istituzioni – di sostenere la sicurezza economica delle famiglie e contrastare la sottoassicurazione. Anapa ribadisce infine la disponibilità a un confronto con il Governo per “individuare soluzioni più eque, proporzionate e socialmente utili”.

Assomusica: “bene gli emendamenti sulla musica dal vivo”

Il presidente di Assomusica, Carlo Parodi, esprime soddisfazione per gli emendamenti bipartisan alla legge di bilancio presentati da FdI, Lega, Fi, Pd e M5S, dedicati al sostegno della musica dal vivo. "Il fatto che i primi cinque gruppi parlamentari del Senato convergano su proposte per istituire un fondo specifico o introdurre un tax credit rappresenta un segnale politico importante - sottolinea - soprattutto per la tenuta dei piccoli e medi eventi. Si tratta di un riconoscimento per una filiera che dà lavoro a migliaia di  professionisti, valorizza nuovi talenti - in particolare i più giovani - e genera sviluppo culturale ed economico in tutto il Paese, anche nelle aree periferiche".

Assomusica si dichiara dunque estremamente soddisfatta: l'auspicio adesso è che "queste proposte possano essere 'segnalate' per il voto in Commissione Bilancio e approvate dopo una larga condivisione in Parlamento". L'Associazione conferma la propria "disponibilità a collaborare, nella convinzione che sostenere questa filiera significhi rafforzare una componente centrale dell'industria culturale del Paese".

Fimaa: “discriminatorio l’aumento della cedolare secca per le locazioni turistiche”

L’aumento al 26% della cedolare secca sulle locazioni brevi è “irragionevole e fortemente discriminatoria, poiché penalizza in modo diretto l’intera categoria dei mediatori immobiliari, e colpisce proprio coloro che garantiscono la trasparenza e la regolarità del mercato”. Lo ha detto Maurizio Pezzetta, vicepresidente vicario di Fimaa Italia, intervenendo il 3 novembre scorso di fronte alla Commissione Bilancio del Senato nel corso delle audizioni sulla legge di bilancio.

“L’aumento della cedolare secca – ha spiegato Pezzetta - rischia di produrre effetti contrari agli obiettivi sperati, generando un impatto negativo sui conti pubblici e incentivando l’evasione invece di contrastarla”. Secondo il vicepresidente vicario di Fimaa Italia, “non è coerente assoggettare allo stesso regime fiscale due realtà differenti come i portali online e i mediatori immobiliari, I primi operano prevalentemente su scala internazionale, generando fatturati significativi e versando la relativa imposizione fiscale nei Paesi in cui hanno sede; i secondi, invece, svolgono la propria attività in modo stabile sul territorio nazionale, contribuendo al gettito fiscale in Italia”. Inoltre, gli intermediari immobiliari “operano come sostituti d’imposta e assicurano la tracciabilità dei flussi economici e il corretto versamento delle imposte. Pertanto, rappresentato l’unico presidio concreto contro l’evasione”.

Pezzetta ha quindi ribadito che “la carenza di immobili destinati alla locazione residenziale non ha alcun legame con le locazioni turistiche, che rappresentano meno del 2% del totale delle abitazioni italiane. Il vero problema sono gli oltre 9,5 milioni di case vuote, lasciate sfitte dai proprietari a causa di una fiscalità elevata e di una normativa sulla locazione ormai superata che non garantisce ai proprietari la certezza di rientrare in possesso dell’immobile alla scadenza del contratto di locazione o in caso di morosità, caso in cui si trovano oltretutto a dover pagare le tasse su un reddito non percepito”.

Nelle memorie depositate in Commissione, Fimaa ha inoltre accolto con favore le misure della manovra che puntano a fronteggiare la crisi abitativa, a iniziare dalla creazione del fondo per i genitori separati o divorziati: “tale misura rappresenta un segnale concreto di attenzione verso coloro che si trovano in difficoltà” e “risponde a un’esigenza sociale reale e crescente”. Giudizio positivo anche per la proroga per il 2026 delle agevolazioni fiscali per gli interventi edilizi. La Federazione ha tuttavia auspicato che vengano stanziate “maggiori risorse il contrasto al disagio abitativo e per le iniziative del Piano Casa Italia”, in modo da “favorire l’introduzione di misure efficaci e durature per il contrasto alla crisi abitativa”.

Fimaa ha chiesto infine di “introdurre in via permanente la cedolare secca” per gli immobili non residenziali: “la misura permetterebbe di porre un argine al fenomeno di desertificazione dei centri storici” e “determinerebbe un recupero in termini di evasione tributaria”.

Conftrasporto: "con lo stop alla compensazione dei crediti si rischia la paralisi per le imprese"

"La conferma di proseguire su una strada di messa in sicurezza dei conti pubblici è certamente apprezzabile, anche in considerazione del contesto internazionale incerto, ma nonostante questa visione condivisibile ci sono una serie di interventi su cui si può chiedere un approfondimento per garantire maggiore competitività alle imprese". Così Renato Imbruglia, segretario generale di Conftrasporto, in audizione il 3 novembre scorso al Senato sulla manovra. Tra i punti da rivedere, ha sottolineato, "l'introduzione del divieto di compensazione dei crediti d'imposta ai fini delle posizioni contributive e previdenziali è una misura particolarmente critica per l'autotrasporto merci". Infatti "le imprese utilizzano gli importi generati dal rimborso parziale delle accise per compensare i contributi Inps e Inail e il divieto che si intende imporre rischia di paralizzare l'operatività delle imprese", ha avvertito Imbruglia. 

Conftrasporto poi chiesto di estendere i benefici del rinnovo del contratto di settore "anche a tale annualità". Per quanto riguarda il riallineamento delle aliquote accise gasolio e benzina, "la scelta di anticipare tale allineamento, che sarebbe dovuto essere graduale su 4 anni, genera, secondo la relazione tecnica, un extragettito per la fiscalità pubblica di oltre 550 milioni di euro, considerando che la maggior parte delle flotte aziendali sono alimentate a gasolio, si chiede di poter destinare una parte di queste risorse per un fondo di rinnovo del parco veicolare o di sostegno alle imprese, soprattutto con riferimento ad una categoria come quella dei bus turistici che non godono di benefici in relazione al costo del carburante", ha spiegato il rappresentante di Conftrasporto. Altro tema da approfondire è quello del "ferrobonus, uno strumento fondamentale per l'intermodalità strada-ferro", ha concluso Imbruglia.

Tassa di soggiorno, Federalberghi: “Le imprese dicono no all’aumento della pressione fiscale”

“Le imprese e i cittadini sono in attesa di una riduzione della pressione fiscale, come è stato più volte promesso, ma le avvisaglie sul contenuto della legge di bilancio sembrano andare in direzione completamente opposta”. Con queste parole, Confindustria Alberghi, Assohotel, Faita e Federalberghi, commentano l’ipotesi di prorogare al 2026 le misure incrementali sull'imposta di soggiorno.

“Rinnovare l’incremento di 2 euro, che avrebbe dovuto riguardare solo l’anno giubilare, equivale a un aumento dell’imposta compreso tra il 20% (da 10 euro a 12) e il 40% (da 5 a 7). Ancor più sconcertanti sono le indiscrezioni relative alle località interessate dalle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali, per le quali viene preannunciato un aumento del 140% (da 5 euro a 12). Sono valori stellari, che si commentano da soli. Uno svarione che confidiamo venga corretto già in questa fase, intervenendo sulle bozze della manovra”, aggiungono le sigle.

Le organizzazioni maggiormente rappresentative delle imprese turistico ricettive chiedono dunque al Governo di “non inasprire la pressione fiscale e ribadiscono la necessità di assicurare che una parte del gettito venga destinata alla riqualificazione delle imprese turistica, in ossequio a quanto previsto dalla legge vigente, che purtroppo viene disapplicata dai comuni, e di contenere gli oneri amministrativi ed economici che gravano sulle imprese turistiche incaricate della riscossione dell’imposta”.

Ali: “detrazione fiscale dovere dello Stato”

“La detrazione fiscale dei libri di testo è un dovere al quale lo Stato non ha ancora adempiuto, dato che i libri sono strumenti obbligatori per la formazione. Ci auguriamo che in finanziaria venga inserita per tutti coloro che non beneficiano di altri strumenti di sostegno così come aveva annunciato qualche settimana fa il ministro Valditara”. Così Paolo Ambrosini, presidente di Ali Confcommercio, che così conclude: “le risorse necessarie non sono molte (60 milioni) e i benefici andranno alle famiglie che potranno affrontare con maggiore serenità un impegno che da sempre ricade solo sulle loro spalle e questo malgrado formazione e istruzione siano un vantaggio per il Paese tutto”.

Ambrosini: “bene la Carta Valore per rafforzare gli strumenti a sostegno della domanda”

Ali-Confcommercio plaude alla proposta del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, di istituire la “Carta Valore” (il credito annuale riservato ai neodiplomati per consumi culturali, misura inserita nella manovra di bilancio, ndr) per rafforzare le misure a sostegno dei consumi culturali e dei libri in particolare, quanto mai necessarie visto l’andamento del mercato nei primi nove mesi dell’anno.

“Auspichiamo con l’occasione che nel governo e nel Parlamento si rafforzi la consapevolezza della necessità di maggiori investimenti nella cultura per dare soprattutto alle nuove generazioni gli strumenti per interpretare al meglio il loro ruolo in un mercato che sempre più richiede personale preparato a declinare il sense of Italy”, ha detto il presidente Paolo Ambrosini.

Per le Associazioni dell’esercizio cinematografico “i tagli mettono a rischio migliaia di lavoratori e la sopravvivenza delle sale cinematografiche”

Le Associazioni che rappresentano l’esercizio cinematografico italiano – Anec (Associazione nazionale esercenti cinema), Acec (Associazione cattolica esercenti cinema) e Fice (Federazione italiana cinema d’Essai), associate ad Agis-Confcommercio (Associazione generale italiana dello spettacolo) chiedono con fermezza il ripristino del Fondo Cinema e Audiovisivo e fanno appello al Presidente della Repubblica, al Governo e al Parlamento affinché gli stanziamenti complessivi per il cinema restino invariati.

“I tagli ipotizzati nel testo della manovra – dicono - mettono in serio pericolo tutto il settore che compone l’industria cinematografica a partire dalla produzione fino a tutta la filiera distributiva e degli altri comparti, arrivando in modo particolare a colpire migliaia di schermi cinematografici, le imprese che li gestiscono e tutti i lavoratori dipendenti, rischiando di annientare in breve tempo gli unici presidi sociali e di aggregazione rimasti a difesa, insieme alle sale teatrali, della cultura a servizio del pubblico nel nostro Paese”.

“La prima impressione – continuano Anec, Acec e Fice - è stata di grande stupore, quasi di incredulità, di fronte alle misure annunciate. Come è stato possibile che dopo anni di azioni, progetti, di iniziative promozionali in un percorso convinto e strutturato per la ripresa del mercato cinematografico, sia maturato un provvedimento del genere? Perché non c’è stato un confronto preventivo, aperto e condiviso per valutare aspetti e misure in un’ottica di revisione e miglioramento delle misure in atto? La sala cinematografica è tornata ad essere centrale e, con il consenso di tutta l’industria e delle istituzioni, ad accrescere il ruolo e la sua funzione sociale e culturale. Non è ammissibile interrompere la via intrapresa non si può arrestare un percorso virtuoso, con il rischio evidente di gettare via tutto quanto si è costruito fino ad adesso”.

Le Associazioni auspicano infine che “si apra quanto prima un tavolo di confronto con le Istituzioni, convinte che solo attraverso un dialogo costruttivo sarà possibile individuare soluzioni che garantiscano la continuità e la crescita del settore cinematografico, a beneficio dell’intera comunità”.

An.bti–Confcommercio: “ancora una volta dimenticati i bus turistici, chiediamo si ponga rimedio”

“L’Ufficio legislativo di An.bti–Confcommercio ha analizzato in modo approfondito il testo della legge di bilancio 2026 e, ancora una volta, non possiamo che esprimere profonda delusione nel constatare l’assenza di qualsiasi riferimento alla categoria dei bus turistici italiani”. Così il presidente Riccardo Verona, per il quale non c’è nel testo “nessuna misura di incentivo, nessun sostegno concreto per un comparto che, invece, avrebbe oggi più che mai bisogno di attenzione e di interventi mirati. Torniamo a chiedere con forza che siano previsti fondi dedicati al rinnovo del parco mezzi e il riconoscimento delle accise agevolate anche per i veicoli con motore Euro VI. Siamo inspiegabilmente esclusi da incentivi ed agevolazioni, a differenza di altri operatori del trasporto, un’ingiustizia che si somma a un ulteriore danno: con l’allineamento delle accise, i bus turistici saranno doppiamente penalizzati, perché non solo restano gli unici in Italia e in Europa a non beneficiare di agevolazioni, ma subiranno anche un significativo aumento del costo del gasolio. Tutto questo è insostenibile per un settore che rappresenta un pilastro fondamentale del turismo e del trasporto italiano”.

L’Associazione chiede dunque che il Governo intervenga “per correggere questa grave mancanza e dare finalmente un segnale concreto a un comparto che da anni chiede solo di poter lavorare con dignità e sicurezza. Vogliamo ribadire un concetto fondamentale: mezzi moderni equivalgono a mezzi sicuri e sostenibili. Il rinnovo del parco autobus non è più rinviabile: la sicurezza dei passeggeri, in particolare dei bambini e dei viaggi scolastici, deve essere una priorità assoluta. Le famiglie e le scuole ci chiedono sicurezza: noi siamo i primi a volerla garantire, ma serve un accompagnamento concreto da parte delle istituzioni. Per questo sottolineiamo la nostra esigenza di ottenere incentivi reali per il rinnovo del parco mezzi, perché solo così potremo rendere il trasporto turistico su gomma più sicuro, efficiente e sostenibile. Speriamo che il Governo voglia ascoltare questo ennesimo grido d’allarme e agire subito, riconoscendo il valore e il ruolo insostituibile dei Bus Turistici nell’economia del Paese”.

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